Storia

Un nuovo tassello per la storia degli arbëreshë di Calabria

Scrivere della chiesa italo-albanese di Calabria non è facile e ciò a cagione della sua stessa compagine di organismo articolato in varie componenti che la rendono tale e diversa da ogni altra. Le indagini svolte sul clero e sulla parrocchia di Sant’Atanasio a Santa Sofia, fanno emergere come nel tempo, i sacerdoti e i chierici che si sono alternati, hanno lasciato ognuno traccia del proprio passaggio nella comunità, contribuendo a mantenere vivo il culto e le tradizioni dei padri. Nella ricostruzione storica relativa alle vicende della Parrocchia, grande importanza assumono pure gli edifici religiosi che, com’è naturale, nel tempo hanno subito trasformazioni e rimaneggiamenti. Utilizzando una ricca documentazione d’archivio, il presente lavoro ricostruisce la storia e l’evoluzione delle chiese di Santa Sofia, in relazione alla storia e alle vicende dei preti ad essa collegate. In elenco vengono fornite notizie genealogie e biografiche di tutto il clero succedutosi nella comunità tra XVI e XX secolo.

Questo e molto altro lo troverete nel mio prossimo libro: Sacro Patrimonio: ecclesiastici e architetture religiose a Santa Sofia d’Epiro (sec. XVI – XX). Il libro sarà in vendita a partire dall’8 Novembre 2016 e il suo lancio sarà accompagnato con una mostra fotografica relativa al tema presso il bar Baffa (a Santa Sofia d’Epiro) .

Per restare aggiornati continuate a seguire Ladri di Polvere

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Dita jote

CAM00011Dita Jote”, letteralmente “il tuo giorno”, è la frase formata dalle prime due parole del canto religioso arbëresh (Kalimera), intonato in onore di Sant’Atanasio il Grande, patrono di Santa Sofia d’Epiro, durante i festeggiamenti culminanti il 2 maggio. Tuttavia, per anni, “Dita Jote” ha rappresentato per la gente del luogo (e non solo), il nome dell’almanacco pubblicato dalla parrocchia di Sant’Atanasio e dal Comitato per i festeggiamenti del Santo patrono. La piccola rivista raccoglieva al suo interno notizie tra le più disparate: dalla rubrica storica a quella di poesia, dagli spunti sul rito greco allo sport, sino ad argomenti molto più leggeri. A lungo, Dita Jote, rappresentò un ponte tra gli abitanti di Santa Sofia d’Epiro e quelli emigrati all’estero, che raggiunti dalla rivista, riuscivano ad avere notizie sul proprio luogo natio, accorciando così la distanza che li separava dalla loro casa e dagli amici e familiari rimasti nel borgo calabro.

Da un appunto apposto su un foglio sciolto, ritrovato tra le carte del fondo Angelo Bugliari (fondo di recente riordinato e custodito presso la locale biblioteca civica Angelo Masci –Una biblioteca per la scuola) lo stesso Bugliari scriveva, relativamente all’opuscolo Dita Jote: “è quel vessillo che dal 1948 si pubblica ogni giorno di Pasqua, dopo la festa del 2 maggio…”. Da questa nota si evince pertanto come la pubblicazione dovette vedere la luce nell’anno 1948. Tuttavia non si può far affidamento soltanto a questo riferimento per risalire all’anno di fondazione della rivista; lo stesso Bugliari, in una sua raccomandata datata 3 giugno 1975 e indirizzata alla biblioteca nazionale di Tirana, scriveva, sempre in merito alla rivista, come essa venisse pubblicata dal 1968 (cosa tra l’altro smentita dal ritrovamento degli esemplari di anni precedenti a questa data).

Finalmente, grazie alla ricerca e in collaborazione della pagina facebook Santa Sofia Storia Fotografia, sono stati recuperati e scansionati, pagina per pagina, tutti i numeri che si è riusciti a trovare, inserendoli quindi sul web e mettendoli, finalmente, a disposizione di tutti.

I numeri raccolti partono dal 1958. Vi è poi un vuoto sino al 1965. Tuttavia, nello stesso numero del 1965 sono presenti notizie relative al biennio precedente; risulta quindi probabile che l’almanacco non venne stampato dal 1963 sino al 1965. Ancora fino al 1965, l’almanacco, con un numero ridotto di pagine, era stampato a mo’ di giornale; ovvero con fogli non rilegati e carta non patinata. Dopo un altro vuoto nel 1966, tutti i numeri sono presenti fino al 1986, anno in cui venne stampato l’ultimo almanacco, in una raccolta che raggruppava notizie relative agli anni che vanno dal 1983 al 1986 (benché notizie relative all’anno 1983, si ritrovino pure nell’almanacco precedente relativo al biennio 1982-1983). Tra le curiosità rilevate durante il lavoro, la copertina dell’anno 1978, stampata in due colori diversi.

Tutti i numeri li trovate (per sempre…) alla pagina Dita Jote