San Cosmo Albanese

La voce del Santuario

Dopo più di quarant’anni torna ad aver ‘voce’ la “Voce del Santuario“; una testata semisconosciuta edita (nel numero proposto) nel Settembre 1973. Il numero unico veniva pubblicato per conto della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano in concomitanza della festa patronale che si tiene ogni anno nel piccolo paesino arbëresh di San Cosmo Albanese, il 27 Settembre.

 

Retrospettiva di un rapimento

Era l’estate del 1862. In quel fatidico 8 Agosto, le donne di Santa Sofia (Santa Sofia d’Epiro) recatesi ai “bagni della Guardia” [1] (Guardia Piemontese), attendevano che i militi della guardia cittadina sofiota, giungessero a prelevarle per scortarle, in sicurezza, alle loro case. Sulla via del ritorno, giunti nei pressi delle montagne di Cerzeto, “al luogo detto Scanzata della Guardia” [2], la compagnia sofiota si trovò di fronte a una quindicina di individui, “seduti in crocchio” e all’apparenza pacifici. Non corse tempo a diventar circospetti che la compagnia di Santa Sofia venne accerchiata dai malviventi che, armi in pugno, dichiararono finalmente le loro intenzioni. I malfattori decidevano di prendere due ostaggi e sceglievano tra i militi Basilio Cardamone e suo genero Raffaele Malito. “Qualcuno vuole opporre resistenza”[3], ma la guardia disarmata, nulla potette contro i malviventi che impunemente si diedero alla fuga. Nei giorni successivi, i rapitori tagliarono a ciascuno dei due malcapitati un orecchio, “onde atterrire le famiglie” e riuscendo così a estorcere “più di centinaia di lire” [4].

Cardamone e Malito verranno finalmente liberati e affidati a tale Domenico Bugliaro (oriundo di Santa Sofia, ma abitante con la moglie a Cerzeto), il quale per i suoi servigi sarebbe stato ricompensato dalla banda criminale con 25 Lire più un fucile (sequestrato ai militi). Successivamente Bugliaro sarebbe stato l’unico a essere riconosciuto e condannato, nel 1864, alla pena di 3 anni di reclusione, alla sorveglianza speciale della Pubblica Sicurezza per i 5 anni successivi, nonché al risarcimento delle spese istruttorie a favore dell’Erario dello Stato.

A testimoniare a favore dei sequestrati furono Michele Bresci da Santa Sofia con il rev. di rito greco D. Domenico Cardamone (fratello di Basilio e tornato a casa solo nel 1859, per effetto del Regio Decreto del Giugno di quell’anno che concedeva la libertà ai condannati politici dei moti del 1848), assieme a Nicola Lata da Cerzeto e a Martino Scura di Vaccarizzo Albanese, ma domiciliato a San Cosmo Albanese (e nipote ex sorore di Basilio). Scura in effetti, non presenziò, poiché il 30 Settembre del 1864 si trovava arruolato nella “squadra ambulante calabrese in Basilicata”.

Per quanto concerne il resto della banda “dall’accento si vuole che fossero albanesi della linea di Paola; degeneri degl’altri albanesi confratelli di origine, ma d’indole” [5].

Dura condanna venne mossa dall’opinione pubblica di allora, nei riguardi di uno stato assente o piuttosto immobile di fronte a episodi come questo, in cui cittadini vengono “barbaramente seviziati” mentre “non imprime altra attitudine alle truppe, ai carabinieri, e a tanti altri, che smungono con grossi stipendi la Nazione, e se ne ridono della buona gente, che soffre, e dei briganti, che alla giornata si aumentano, e si ringalluzziscono” [6].

[1] ASCS, Processi penali, busta 28.

[2] Id.

[3] Dalla rivista “Il Calabrese”, 21 agosto 1862.

[4] ASCS, Id.

[5] “Il Calabrese”, …

[6] Id.

La Voce di serembe

Giuseppe Serembe

Giuseppe Serembe (1843 -1891)

Giuseppe Serembe è uno dei più noti poeti popolari del mondo arberesco. Il poeta sarebbe nato a San Cosmo Albanese il 1843, come si evince da una biografia curata dal nipote Cosmo. Tuttavia non esiste traccia alcuna della sua nascita negli atti dello stato civile di San Cosmo, di Vaccarizzo nè di Santa Sofia d’Epiro. In quest’ultimo paese, nacque nel 1846 un suo fratello di nome Francesco Maria Serembe, che sposò nel 1869, sempre a Santa Sofia, Armenia Baffa. Pertanto non sarebbe da escludersi del tutto l’ipotesi che il poeta possa essere nato, come il fratello, in un luogo diverso da San Cosmo.

La città che gli avrebbe conferito i natali, da qualche tempo omaggia uno dei suoi figli più illustri con la creazione di quello che viene definito “Percorso Serembiano”, ovvero un itinerario che si snoda all’interno del circuito urbano, toccando luoghi cari al poeta o punti di interesse storico e relativi alla sua figura e contrassegnati da pannelli riportanti i suoi versi.

La reputazione del poeta in campo artistico non è tuttavia cosa nuova e sin da subito la sua poesia godette di un notevole riscontro, tant’è che i suoi componimenti ebbero una vasta e rapida diffusione specialmente nei paesi arbëreshë del circondario. A Santa Sofia d’Epiro, Serembe lasciò traccia della sua fama attraverso uno dei suoi componimenti più belli dal titolo Malli, l’Amore. Il componimento in realtà è noto qui semplicemente come Vuxha Serembit, ovvero, “La Voce, il Canto di Serembe”. Il termine vuxha viene, infatti, utilizzato sia per attribuire ad un poeta un componimento (che altrimenti resterebbe anonimo, come accade nella maggior parte dei casi) sia per definire e individuare con precisione, una particolare struttura melodica.

A Santa Sofia d’Epiro, il canto è sempre bivocale, eseguito cioè da due soli esecutori. Al primo di essi è affidato il compito di condotta melodica mentre il secondo gioca un ruolo di controcanto spesso arricchito da uno stile più ornato.

La registrazione del brano viene tuttavia eseguita da una sola voce.

La stessa esecutrice del brano, Jolanda Crocco (1913 – 2000), apparteneva a una riconosciuta famiglia di poeti locali. Da parte di madre era, infatti, nipote dello zio Giovanni Crisostomo Bugliari (1876-1918), fervido intellettuale e docente nel collegio di Sant’Adriano in San Demetrio Corone; fu autore di numerosi articoli sulle riviste “La Nazione Albanese” e “La Nuova Albania”, e pubblicò “Memorie e Speranze”, “Primavera Eroica” e “Ne la Notte”. Noto al pubblico locale è ancora Angelo Maria Bugliari (nato nel 1844), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Shkarramau. Padre di Giovanni Crisostomo e nonno materno di Jolanda, a lui sono attribuiti numerosi stornelli e componimenti poetici, tra i quali primeggia il suo inno dedicato al vino, Vera.  

 Ascolta la Voce di Serembe: http://youtu.be/z5JZpm_Zx7c