Scatti rubati – appunti di viaggio

La voce del Santuario

Dopo più di quarant’anni torna ad aver ‘voce’ la “Voce del Santuario“; una testata semisconosciuta edita (nel numero proposto) nel Settembre 1973. Il numero unico veniva pubblicato per conto della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano in concomitanza della festa patronale che si tiene ogni anno nel piccolo paesino arbëresh di San Cosmo Albanese, il 27 Settembre.

 

Dita jote

CAM00011Dita Jote”, letteralmente “il tuo giorno”, è la frase formata dalle prime due parole del canto religioso arbëresh (Kalimera), intonato in onore di Sant’Atanasio il Grande, patrono di Santa Sofia d’Epiro, durante i festeggiamenti culminanti il 2 maggio. Tuttavia, per anni, “Dita Jote” ha rappresentato per la gente del luogo (e non solo), il nome dell’almanacco pubblicato dalla parrocchia di Sant’Atanasio e dal Comitato per i festeggiamenti del Santo patrono. La piccola rivista raccoglieva al suo interno notizie tra le più disparate: dalla rubrica storica a quella di poesia, dagli spunti sul rito greco allo sport, sino ad argomenti molto più leggeri. A lungo, Dita Jote, rappresentò un ponte tra gli abitanti di Santa Sofia d’Epiro e quelli emigrati all’estero, che raggiunti dalla rivista, riuscivano ad avere notizie sul proprio luogo natio, accorciando così la distanza che li separava dalla loro casa e dagli amici e familiari rimasti nel borgo calabro.

Da un appunto apposto su un foglio sciolto, ritrovato tra le carte del fondo Angelo Bugliari (fondo di recente riordinato e custodito presso la locale biblioteca civica Angelo Masci –Una biblioteca per la scuola) lo stesso Bugliari scriveva, relativamente all’opuscolo Dita Jote: “è quel vessillo che dal 1948 si pubblica ogni giorno di Pasqua, dopo la festa del 2 maggio…”. Da questa nota si evince pertanto come la pubblicazione dovette vedere la luce nell’anno 1948. Tuttavia non si può far affidamento soltanto a questo riferimento per risalire all’anno di fondazione della rivista; lo stesso Bugliari, in una sua raccomandata datata 3 giugno 1975 e indirizzata alla biblioteca nazionale di Tirana, scriveva, sempre in merito alla rivista, come essa venisse pubblicata dal 1968 (cosa tra l’altro smentita dal ritrovamento degli esemplari di anni precedenti a questa data).

Finalmente, grazie alla ricerca e in collaborazione della pagina facebook Santa Sofia Storia Fotografia, sono stati recuperati e scansionati, pagina per pagina, tutti i numeri che si è riusciti a trovare, inserendoli quindi sul web e mettendoli, finalmente, a disposizione di tutti.

I numeri raccolti partono dal 1958. Vi è poi un vuoto sino al 1965. Tuttavia, nello stesso numero del 1965 sono presenti notizie relative al biennio precedente; risulta quindi probabile che l’almanacco non venne stampato dal 1963 sino al 1965. Ancora fino al 1965, l’almanacco, con un numero ridotto di pagine, era stampato a mo’ di giornale; ovvero con fogli non rilegati e carta non patinata. Dopo un altro vuoto nel 1966, tutti i numeri sono presenti fino al 1986, anno in cui venne stampato l’ultimo almanacco, in una raccolta che raggruppava notizie relative agli anni che vanno dal 1983 al 1986 (benché notizie relative all’anno 1983, si ritrovino pure nell’almanacco precedente relativo al biennio 1982-1983). Tra le curiosità rilevate durante il lavoro, la copertina dell’anno 1978, stampata in due colori diversi.

Tutti i numeri li trovate (per sempre…) alla pagina Dita Jote

Le valli cupe

<<Et sinum celer Flumen emanat Irrigansprofundum Choni et fertilitatem>>.

Licofrone nella sua “Cassandra”

 

Nel cuore della Calabria, un luogo straordinario e ricco di fascino. Un canyon lungo dieci chilometri e unico in Europa per conformazione. Più di cento cascate. Tesori d’arte e natura nelle Valli Cupe di Sersale.

Scatti del 13 Agosto 2014

Cià!

come dire addio a 1000 anni di storia

Sopravvissuto al volgere dei tempi per più di mille anni (!) l’eremo di San Nilo nei pressi dell’Abazia di Sant’Adriano a San Demetrio Corone (abbazia fondata dallo stesso monaco sulle rovine di una chiesa preesistente), sembra avere ormai i giorni contati. In questo luogo suggestivo, dove San Nilo da Rossano (Rossano 910 – Tusculum 1004) era solito ritirarsi, i monaci dopo di lui eressero una piccola cappella di cui oggi restano i muri perimetrali e la zona absidale ancora decorata con un affresco riproducente lo stesso Santo in preghiera. Di indubbia e importantissima rilevanza storica e artistica per la Calabria intera, il sito versa oggi in uno stato di semi abbandono. L’icona, deturpata già a partire dal XIX secolo dalle scritte lasciate allora dai visitatori per attestare il passaggio presso quei luoghi…, subì ulteriori sfregi agli inizi del ‘900, i quali riguardarono la parte relativa al volto del santo riprodotto nell’affresco. Nel 1995 la storia si ripete, con la distruzione operata a colpi di piccone! della parte terminale dell’affresco. Ovviamente in entrambi i casi, nonostante le segnalazioni e l’indignazione dell’opinione pubblica, non venne operato nessun tipo di restauro e, a quanto risulta, né vennero recuperati i pezzi di intonaco divelti dal dipinto, al fine di custodirli provvedendo col tempo a garantire il loro ripristino. Si giunge così al 2004, quando all’affresco (verrebbe quasi da dire “finalmente”, per quanto assurda sia la vicenda) viene dato il commiato finale, attraverso la scritta “Cia” apposta su di esso mediante bomboletta spray. Dal 2004 (sono passati ben 10 anni!) questa è la situazione.

Scatti del  9 Novembre 2014.

Villa romana immersa nel verde con vista sul lago: SVENDESI!!!

Le foto si commentano da sole…

La Villa romana, risalente a un periodo che gli archeologi datano tra il I e il II sec. d. C., fu rinvenuta fortuitamente nel 1973, in concomitanza dei lavori relativi alla costruzione della diga sul fiume Esaro. Sorta nell’attuale contrada Larderia, del comune di Roggiano Gravina (CS), la villa è costituita da più ambienti, dotata di un impianto termale con sistema di riscaldamento, e ampi pavimenti mosaicati. Immersa letteralmente nel verde… si fa fatica persino a riconoscere il perimetro e a individuare gli ambienti, rinvenuti dagli scavi protrattisi nei decenni scorsi. A breve distanza dalla villa sorsero negli anni passati alcune strutture che avrebbe dovuto accogliere i visitatori…anch’esse del tutto abbandonate.

-Scatti di viaggio del 9 ottobre 2014-

Vieni, c’è una strada nel bosco

Vieni, c’è una strada nel bosco…http://www.youtube.com/watch?v=FRRGJZi1mJg  tra torri costiere abbandonate castelli celati e avvinti dai rovi e borghi leggendari fondati dai Troiani.
Crotoniatae vero civitatem devastabunt aliquando,
Amazonis perdentes intrepidam puellam
Cletam reginam cognominis patriae.
Licofrone. Profezia di Cassandra. Tratto da: Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del regno di Napoli, Volume 1, Stamperia Reale, Napoli, 1815.