San Geronimo appresso la croce

Capita che certe memorie, vadano perse ritenendo vacuo il loro contenuto o magari solo per disattenzione o nella convinzione che tanto, certe cose, siano destinate a durare per sempre. Capita poi, alle volte, che per puro diletto, o per passione, ci ritroviamo a scarabocchiare i nostri pensieri e le memorie, sul primo foglio che abbiamo sott’occhi. Fu forse qualcosa del genere, che capitò al nostro scritto cinquecentesco, ritrovato tra le ultime pagine di un registro notarile.

Non si conosce l’autore; magari fu lo stesso notaio Giovan Domenico Montalto a scrivere i versi. O forse, magari, lo stesso si limitò a registrare un canto che a Bisignano, nella sua città, doveva essere intonato dai fedeli  nel corso della Settimana Santa, durante le celebrazioni sacre della Pasqua, o in onore di San Geronimo, che nell’inno appare come protagonista.

Capita che a volte certe memorie vengano ritrovate e ricordate…ancora una volta. [1]

 

San Ger.mo appresso la Croce

 

Hor i benuto il tempo i l’hora e gionta

che di non contemplar l’alma pintita

si mostra Audace: Vigorosa i p[ro]nta

 

[…] hor mai fui partita

i mi solo lasciati i[n] q[ue]ste parti

ch’il mio peccato à lacrimar mi Invita

 

Dor poi ch’il mio fallir colma la corte

aversario Infernal’ giusto signore

qual modo usero io per satisfarti

 

Battero tanto il petto finch’il Core

si venghi á putrefar fin che la voglia

di l’offender mai piu si caccia fuore

 

E tormentando mia rugosa spoglia

faro ch’ l’alma ancor p[er] gli occhi i via

un’ mar di pianto una continua doglia

 

La tua binignita clemenza i pia

non recepra da me l’opra che frale

p[er]  satisfar tant’ Influentia mia

 

Attendi signor mio nel cor il q[u]ale

penitentia i dolor continuo piange

i sol p[er]  tema teme ancor pio male

 

Piangho i contemplo il Corpo tuo ch’e sangue

i col proprio dolor l’aspri legami

del Infernal’ nemico grida i piange.

 

Contemplo signor mio ….[manca il testo]

co[n] braccia apert..[manca il testo]

[manca il testo]

 

Contemplo il capo ch’Inclinato Iace

à mi p[ro]mette cò benigno volto

Gratia: reposo: gioya: i santa pace

 

Contemplo qlle man’ ch’il Ciel à sciolto

di tante stelle di mostrar due fonti

ove amore i pietà insiemi accolto

 

Contemplo q[ue]lli piedi, fur si punti

á trapassar senza bagnarsi all’acqua

sol di misericordia insieme agiunti

 

Contemplo il santo, lato a cui dispiacque

salvarne senza dimostrar palese

q[ua]nto l’homo fallace al cuor piacque

 

Miserere sig.r di tante offese

di tanti miei pensier fallaci i bani

di tante cieche boglie i false Imprese

 

Miserere signor di tanti strani

miei disiderii o del voler smarrito

spesi sol dietro à farsi obietti i[n]vani

 

Miserere signor dal corpo umito

Miserer dal anima che grida

che sà q[ua]nto falliscie et hà fallito

 

Miserere sig.r di cui non fida

nella sua forza pio salvo chi spera

che tua misericordia la guida

 

Miserere signor della singera

fede del [manca il testo]

[manca il testo]

 

 

[1] ASCS, sezione notai, Montalto Giovanni Domenico, a. 1575, vol. II.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...