Il Monte profano di San Demetrio

 

Chiesa matrice di San Demetrio Megalomartire a San Demetrio Corone (CS). Foto Alessandra PaganoIl Monte degli Stamati venne fondato nella chiesa parrocchiale di San Demetrio Corone tra il 1623 e il 1628 [1]. Fu il Chierico Luca Stamato, albanese del luogo, a creare quest’istituto finanziario volto a fornire sussidio ai poveri della famiglia Stamato e quindi a tutti i cittadini meno abbienti del casale sandemetrese[2]. In particolare, il Monte venne istituito per fornire di dote le ragazze in vista delle loro nozze e infatti, per questa ragione, lo stesso venne intitolato Monte dei maritaggi. Sin dai primi anni successivi alla sua fondazione, l’istituto operò tuttavia come un regolare Monte di pietà, fornendo prestiti agevolati a chiunque ne facesse richiesta, sotto forma di censi annui.

Il Monte dei maritaggi venne associato a una cappella, eretta per volontà del Chierico Luca, all’interno della chiesa dedicata a San Demetrio Megalomartire. Nel suo ultimo testamento (datato 13 marzo 1623), il Chierico disponeva un legato di 6 ducati a 3 sacerdoti della parrocchia, ovvero all’arciprete D. Scipione Marchianò, e ai rev. D. Alessando Belluccio e D. Giovanni Marchianò. Il legato, oltre che servire a ché venissero elargite preghiere a beneficio dell’anima del testatore, doveva essere adoperato per l’erezione, appunto, di una cappella all’interno della chiesa parrocchiale facendosi in quella uno quatro di pittura con l’assum.ne de Nostra Sig.ra , et d’una parte Sancto Luca, et dall’altra San Dom.co.

Lasciò pertanto in dote alla cappella dei celsi in contrada Scifo, disponendo che venissero celebrate 3 messe la settimana nella cappella e nominando cappellano della stessa, il Rev. D. Alessandro Belluccio.

Il chierico Luca sopravvisse altri 5 anni al testamento e in questo tempo costruì “con sue proprie mani” la cappella, mutando però la scelta del soggetto sacro con l’Immagine del Ss. Rosario ornata più li rizzi mam.te/ de cornici indorati, et altre conveniente pitture/ di mo che detta cappella, et convenievole non solo nel/ luoco dove sta situata, ma anco può stare in ogni/ altro luoco più nobile havendoci fatto panni d’altare/ di damasco bianco l’oropelli con tutte le tovaglie neces.rie/ al culto. [3]

Cappella del Purgatorio nella chiesa di San Demetrio; particolare della volta. Foto Alessandra Pagano.

Affinché la cappella, e quindi il Monte, potesse usufruire sin da subito di una cospicua rendita, il Chierico Luca Stamato, dispose che venissero assegnati alla stessa, oltre i gelsi di Scifo, pure due stanze del comprensorio di case che possedeva in quartiere Piazza a San Demetrio. Fu così che i suoi eredi, Pietro, Janne, Scandaribecco, Lazzaro e Michele Stamato (nonché Gabriele e Gaspare Stamato, figli del fu Angelo, e tutorati da Pietro), vendettero alla morte del chierico le dette case [4]. Le case vennero acquistate per il prezzo di ducati 200 (valutate dal mastro fabbricatore della città di Corigliano, Luca Grisafi), dal reverendo arciprete D. Scipione Marchianò che, secondo le  disposizioni del testatore Luca, sarebbe stato preferito rispetto ad altri compratori, essendo Scipione  il suo caro amico [5]. I soldi ottenuti dalla vendita delle case (200 ducati) più la rendita dei gelsi e altri denari ottenuti dalla vendita di alcuni animali vaccini (495 ducati), costituirono la prima rendita della cappella.

Fu ancora lo stesso Luca che scelse ed elesse i primi amministratori del Monte nelle persone di Pietro Stamato e di suo cognato Pietro de Lorenzo (avendo il Chierico Luca sposato Vittoria de Lorenzo) [6]. Operata la scelta degli amministratori, il Chierico procedette  incaricando loro con ogni carità amorevolezza/ et attenzione governino, et habbiano a governare/ d.o monte correspondendo alla buona intentione/ del d.o test.re fando un libro, in lo quale si notino/ li capitali de dinari, et in mano di chi sono et/ stanno pcurando, che sempr se facciano le/ compre da psone buone, et sicure come le fa-/cessero p loro stessi, et nel med.mo libro si noti anco/ il frutto che daranno dtti capitali, et l’esito che/ sine fara in unaltra parte, a quali essi admi-/ nitratori pmettono, et se obbligano. [7]

Il Monte procedette negli anni nel suo operato e nei secoli venne conosciuto pure col nome di Monte profano di San Demetrio [8]. A seguito della scomparsa dei suoi primi amministratori, il Monte venne infatti affiancato all’Università cittadina. I sindaci di San Demetrio divennero così i nuovi amministratori del Monte. Nel 1648 era amministratore del Monte un altro Stamato, il sindaco Basilio Stamato mentre qualche anno più tardi, nel 1654, procuratore del Monte sarà l’allora sindaco Costa Cassiano [9]; sarà quindi la volta di un altro Stamato, Pietro Antonio, nel 1672 [10].

La cappella fu visibile all’interno della chiesa sino al 1990, sino cioè a quando l’altare in marmo venne distrutto durante i lavori di ristrutturazione che riguardarano la chiesa matrice sandemetrese. [11]

Cappella del Purgatorio nella chiesa di San Demetrio; particolare della volta. Foto Alessandra Pagano.

[1]Morto il Chierico Luca si procede all’inventario delle robe che si trovano all’interno della sua casa. Esecutore testamentario è il Rev. D. Pietro Magrì, V.I.D. Protonotaio apostolico e Cantore della chiesa cattedrale della città di Rossano. Ad assistere all’inventario due cittadini benestanti del casale, il sindaco Martino Buscia e Muricchio Belluccio simil locupleto. Tra le altre cose, in uno dei bauli c’è una tovaglia ad rizza p la cappella di d.o q.m D. Luca quale fu consignata a D. Alexandro Belluccio che la metta all’altare.  E ancora uno panno d’altaro di damasco novo bianco p. l’altare di detta cappella fu assignato al d.o D. Alexandro oltre a uno panno d’altare di ….. A questa data, pertanto, la cappella doveva essere pienamente funzionante. Archivio di Stato di Cosenza (d’ora in poi ASCS), sezione atti notarili, Giovanni Domenico Verderamo, a. 1628. f. 292r. – 295v.

[2] Id., a. 1629 f. 175v. Dal Catasto onciario Sandemetrese, datato 1743, si evince come la rendita del Monte, pari a 146 once, venisse spartita tra «due donzelle che escono in sorte e si maritano secondo la volontà del Fondatore». I. Mazziotti, Immigrazioni albanesi in Calabria nel XV secolo e la colonia di San Demetrio Corone (1471 – 1815), Ed. Il Coscile, 2004, pag. 173. Nello stesso periodo, la cappella, dotata di un capitale di 79 ducati aveva in legato la celebrazione di cento messe annue. Acri P.E., Bugliaro S., De Marco P.,  La chiesa matrice di San Demetrio Corone, Effe Graf, Mirto (CS), 1996.

[3]Id., a. 1628, f. 304v. – 307r.

[4]Id., a. 1628 f. 299r. – 302r.

[5] Id., a. 1628 f. 307r. – 309r.

[6]Id., a. 1628 f. 302v. – 304r.

[7] Id., a. 1628, f. 356v. – 359v.

[8] Dopo un secolo ritroviamo un altro Stamato, Andrea, come procuratore del Monte Profano de Maritaggi delli Stamati. ASCS, sezione atti notarili, Marsio Castagnaro, atto datato 15 ottobre 1728.

[9] ASCS, sezione atti notarili, Giovanni Domenico Verderamo, a. 1648, f. 167v. ; a. 1654 f. 253r.

[10] ASCS, sezione atti notarili, Giovanni Berardino Bagni, a. 1672. f. 127v.

[11]Acri P.E.,Bugliaro S., De Marco P.,  La chiesa matrice…., Id.

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