Mese: agosto 2014

Vieni, c’è una strada nel bosco

Vieni, c’è una strada nel bosco…http://www.youtube.com/watch?v=FRRGJZi1mJg  tra torri costiere abbandonate castelli celati e avvinti dai rovi e borghi leggendari fondati dai Troiani.
Crotoniatae vero civitatem devastabunt aliquando,
Amazonis perdentes intrepidam puellam
Cletam reginam cognominis patriae.
Licofrone. Profezia di Cassandra. Tratto da: Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del regno di Napoli, Volume 1, Stamperia Reale, Napoli, 1815. 

La Voce di serembe

Giuseppe Serembe

Giuseppe Serembe (1843 -1891)

Giuseppe Serembe è uno dei più noti poeti popolari del mondo arberesco. Il poeta sarebbe nato a San Cosmo Albanese il 1843, come si evince da una biografia curata dal nipote Cosmo. Tuttavia non esiste traccia alcuna della sua nascita negli atti dello stato civile di San Cosmo, di Vaccarizzo nè di Santa Sofia d’Epiro. In quest’ultimo paese, nacque nel 1846 un suo fratello di nome Francesco Maria Serembe, che sposò nel 1869, sempre a Santa Sofia, Armenia Baffa. Pertanto non sarebbe da escludersi del tutto l’ipotesi che il poeta possa essere nato, come il fratello, in un luogo diverso da San Cosmo.

La città che gli avrebbe conferito i natali, da qualche tempo omaggia uno dei suoi figli più illustri con la creazione di quello che viene definito “Percorso Serembiano”, ovvero un itinerario che si snoda all’interno del circuito urbano, toccando luoghi cari al poeta o punti di interesse storico e relativi alla sua figura e contrassegnati da pannelli riportanti i suoi versi.

La reputazione del poeta in campo artistico non è tuttavia cosa nuova e sin da subito la sua poesia godette di un notevole riscontro, tant’è che i suoi componimenti ebbero una vasta e rapida diffusione specialmente nei paesi arbëreshë del circondario. A Santa Sofia d’Epiro, Serembe lasciò traccia della sua fama attraverso uno dei suoi componimenti più belli dal titolo Malli, l’Amore. Il componimento in realtà è noto qui semplicemente come Vuxha Serembit, ovvero, “La Voce, il Canto di Serembe”. Il termine vuxha viene, infatti, utilizzato sia per attribuire ad un poeta un componimento (che altrimenti resterebbe anonimo, come accade nella maggior parte dei casi) sia per definire e individuare con precisione, una particolare struttura melodica.

A Santa Sofia d’Epiro, il canto è sempre bivocale, eseguito cioè da due soli esecutori. Al primo di essi è affidato il compito di condotta melodica mentre il secondo gioca un ruolo di controcanto spesso arricchito da uno stile più ornato.

La registrazione del brano viene tuttavia eseguita da una sola voce.

La stessa esecutrice del brano, Jolanda Crocco (1913 – 2000), apparteneva a una riconosciuta famiglia di poeti locali. Da parte di madre era, infatti, nipote dello zio Giovanni Crisostomo Bugliari (1876-1918), fervido intellettuale e docente nel collegio di Sant’Adriano in San Demetrio Corone; fu autore di numerosi articoli sulle riviste “La Nazione Albanese” e “La Nuova Albania”, e pubblicò “Memorie e Speranze”, “Primavera Eroica” e “Ne la Notte”. Noto al pubblico locale è ancora Angelo Maria Bugliari (nato nel 1844), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Shkarramau. Padre di Giovanni Crisostomo e nonno materno di Jolanda, a lui sono attribuiti numerosi stornelli e componimenti poetici, tra i quali primeggia il suo inno dedicato al vino, Vera.  

 Ascolta la Voce di Serembe: http://youtu.be/z5JZpm_Zx7c